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Discarica Malagrotta - Roma

TerreLogiche è stata incaricata di eseguire uno studio idrochimico-isotopico finalizzato al completamento del piano di caratterizzazione della discarica di Malagrotta, ritenuta il sito di smaltimento più grande d'Europa, attiva come discarica principale della città di Roma e di parte della sua provincia dal 1984 fino all'Ottobre 2013.

Il piano di caratterizzazione della discarica è finalizzato all’individuazione e alla quantificazione di eventuali contaminazioni da percolato nelle acque sotterranee e superficiali. Secondo la normativa vigente in materia di discariche (D.lgs. 36/2003 e ss.mm.ii), oltre ai piani di gestione operativa, post-operativa e di ripristino ambientale, è necessario anche un piano di sorveglianza e controllo dei siti per prevenire l’inquinamento delle acque di falda a causa delle infiltrazioni di percolato nel terreno. La caratterizzazione idrogeochimica e idrogeologica delle risorse idriche acquista pertanto un'importanza fondamentale ai fini della valutazione dell’impatto di una discarica sulle acque sotterranee e superficiali.

L'applicazione di metodologie isotopiche, per le quali TerreLogiche dispone di riconosciute competenze, si dimostra uno strumento di grande aiuto per l’identificazione della contaminazione da percolato.  I reflui di discarica presentano infatti una composizione isotopica peculiare, significativamente diversa rispetto a quella delle risorse idriche naturali, per effetto dei processi di arricchimento e frazionamento isotopico che avvengono nel suo processo di generazione all’interno del corpo rifiuti.  Questi processi generano differenziali rilevanti e utilissimi per il fingerprinting della contaminazione, in particolare per gli isotopi stabili (ossigeno-18 e deuterio) e instabili (trizio) dell’acqua.

Sulla base delle esperienze maturate, l'utilizzo del trizio come tracciante del percolato si dimostra particolarmente efficace a causa dell’estremo arricchimento che questo isotopo presenta nei reflui di discarica, dove può raggiungere concentrazioni maggiori fino a tre ordini di grandezza rispetto alle acque naturali. Questa caratteristica, insieme all'unicità dell’origine e al fatto che non si tratta di una specie chimica disciolta, ma di un costituente della molecola dell’acqua, rende il trizio il tracciante più efficace nell’individuazione di contaminazioni da percolato, permettendo di individuare il loro manifestarsi negli stadi più precoci, a livelli molto ridotti e non individuabili con i normali controlli chimici dettati dalla normativa.

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